5 Giugno 2024

Mariano Comense, candidato al consiglio comunale con un passato neonazista

Fonte:

La Stampa

Autore:

Andrea Palladino

Fantasma neonazista

Nel Comasco un candidato alle comunali per Fi condannato in primo grado per odio razziale Così i nazionalsocialisti infiltrano le istituzioni

Ad uno sguardo distratto potrebbero sembrare i «nazisti dell’Illinois» in divisa lombarda. Ma nell’area tra la provincia Nord di Milano, Varese, Novara e la Brianza i militanti di un partito di estrema destra nato più di vent’anni fa sembrano aver in mente un piano ben preciso. Infilare i loro quadri nelle amministrazioni pubbliche, puntando sui piccoli paesi, dove è facile non dare nell’occhio. Si chiama Nsab-Mlns (ovvero «Movimento Nazionalista e Socialista dei Lavoratori»), in altre parole la riedizione del partito nazista, ha una struttura apparentemente ben organizzata, con una vera e propria «direzione elettorale». Si è Nelle perquisizioni erano stati ritrovati numerosi volantini inneggianti a Hitler, con tanto di svastiche e slogan antisemiti presentato alle elezioni amministrative per quasi quindici anni, dal 2002 al 2016 utilizzando apertamente sigla e simbolo dalla chiara ispirazione hitleriana con una iconografia in pieno stile Anni 30, con una particolare predilezione per le commemorazioni del compleanno di Adolf Hitler. La loro carriera elettorale è stata fermata da una serie di indagini, arrivate dopo un’interrogazione del 2013 presentata dall’allora deputato del Pd Emanuele Fiano. Oggi, dieci anni dopo, ci riprovano, piazzando i militanti direttamente nelle liste di uno dei maggiori partiti della destra istituzionale, Forza Italia. Mariano Comense è uno dei tanti paesi della Brianza, dove il prossimo fine settimana si vota per il rinnovo del Consiglio comunale, con una maggioranza uscente di centro destra, al governo da vent’anni. Nella lista di Forza Italia, tra i giovanissimi, c’è il nome di Giovanni Franzo, appena 22 anni, consulente di azienda. Non ha un passato politico degno di nota nel partito di Tajani, pochissime – se non nulle – le notizie reperibili sui giornali locali su di lui. La sua militanza più recente è decisamente riservata. E a tinte decisamente brune. Il Gip di Milano lo ha condannato – in primo grado – lo scorso marzo ad un anno e quattro mesi di reclusione, con l’accusa di aver propagandato «idee fondate sulla superiorità e/o sull’odio razziale o etnico, anche incitando a commettere atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali e/o religiosi». All’epoca dei fatti, il 2021, era un membro del Nsab, il partito che si richiama al nazismo. L’indagine era nata tre anni fa, durante la pandemia. La Digos di Milano, monitorando le reti social più utilizzate dai gruppi di estrema destra (Facebook, Instagram e soprattutto il russo VKontakte) aveva raccolto diversi post negazionisti e, in alcuni casi, inneggianti allo sterminio degli ebrei. Durante la perquisizione, scattata ad indagini avviate, erano stati ritrovati numerosi volantini inneggianti a Hitler, con tanto di svastiche e slogan quali «Keep cairn, exterminate jews». Nelle abitazioni dei due imputati (oltre a Giovanni Franzo, il milanese Enrico Verri, già candidato in passato nelle liste Nsab) erano stati trovati anche volantini destinati ad essere distribuiti nelle cassette della posta. Franzo, nel corso del processo, ha in parte ammesso la sua attività: «La mia propaganda si è limitata a qualche pubblicazione di post sulle piattaforme social, quali Vk, sul profilo Nazionalsocialisti Italiani, Instagram, e rare distribuzioni di volantini nelle cassette postali», è stata la sua dichiarazione spontanea resa durante la perquisizione del 15 aprile 2021 e riportata nelle motivazioni della sentenza. Raggiunto da La Stampa non ha voluto commentare la condanna subita a marzo in primo grado: «Non c’è nulla di definitivo e quindi verrete querelati dalla segreteria di Forza Italia e dai miei avvocati». Inutile insistere: «Devo uscire, non aggiungo altro». L’organizzazione di ispirazione nazionalsocialista – nonostante le indagini del passato, finite però senza nessun risultato giudiziario, e la chiara simbologia utilizzata – non è stata mai sciolta e continua ancora oggi a gestire un sito internet e ad utilizzare il social russo VKontact. Per la difesa di Franzo l’attività del Nsab rientrerebbe all’interno della legittima attività politica e il suo programma, depositato in dibattimento, non avrebbe richiami evidenti al nazismo. Secondo il GIP di Milano in realtà dietro questa apparente innocuità si nasconderebbe altro: «Pare evidente come gli odierni imputati siano soliti utilizzare il suddetto programma quale forma di copertura autolegittimante, dietro cui celare i contenuti che intendono realmente propagandare, vale a dire quelli reperiti presso le loro abitazioni». Uno strato apparentemente legale, ma una militanza che poi celebra i peggiori spettri della storia. Già in passato partendo dal partito cresciuto nella provincia profonda lombarda le inchieste portarono alle celebrazioni del nazismo. Nel 2007 la Digos di Milano e Varese partendo proprio dal monitoraggio del Nsab scopri una festa in onore di Hitler, sulle sponde del lago di Varese. In quel caso il processo finì male, con una prescrizione arrivata sette anni dopo i fatti. E quella rete nera oggi riappare nelle liste elettorali: «A dieci anni di distanza, un signore che ha militato in un movimento nato ricalcando il Nsdap di Hitler trova spazio tra i candidati di un partito di governo. Se non venisse immediatamente espulso sarebbe un segnale pericolosissimo per le nostre istituzioni» è il commento di Emanuele Fiano.

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